Cenni biografici - Comune di Gatteo

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Cenni biografici

 

Nel XVI secolo dalla nativa Gatteo partiva per la Spagna Giovan Battista Antonelli, già soldato della famiglia dei conti Guidi. L’arrivo nella Spagna di Filippo II, nel 1559, quando aveva ventidue anni, significò una svolta definitiva della sua vita non solo per lui, ma anche per una parte consistente della sua famiglia. Dedicandosi ad una attività concomitante con quella delle armi, divenne uno dei più stimati architetti militari dell’epoca. Ad undici anni di distanza, lo raggiungeva il fratello minore, Battista, di vent’anni più giovane, che veniva pure avviato al mestiere dell’architettura militare. A distanza di alcuni anni, avrebbero raggiunto gli zii Giovan Battista e Battista, prima Cristoforo Roda, di poco più giovane di Battista, poi altri due loro nipoti, Cristoforo e Francesco Garavelli.

Nella Spagna ossessionata dagli attacchi barbareschi lungo le coste e dalle minacce dell’Impero Turco, il lavoro non mancava per i fortificatori. Giovan Battista, la cui attività è ben documentata a partire dal 1562, ebbe incarichi su gran parte del fronte mediterraneo della Spagna e dell’Africa settentrionale, ma anche sull’entroterra dei Regni di Valencia e di Murcia. Il suo compito era di compiere ricognizioni sul territorio, individuarne i difetti difensivi, le peculiarità naturali, le possibilità di accesso, la pervietà o gli ostacoli, lo stato della viabilità, le condizioni dei porti e la loro sicurezza (o insicurezza), l’interdipendenza tra i vari centri e le eventuali forze che potevano essere reclutate in loco per la difesa, le risorse naturali. Antonelli doveva informare con relazioni scritte, di cui numerose sono rimaste, autografe, sulle condizioni, e suggerire rimedi con interventi che in molti casi furono integrativi delle fortificazioni esistenti, in altri furono interventi ex novo, tracciando piante ed alzati dei forti o dettagli dei sistemi difensivi da porre in atto.
Accompagnato sempre o quasi da un militare, Antonelli si muoveva nel territorio da fortificare o da consolidare con un’esperienza ogni giorno maggiore, tecnico allo stesso tempo e stratega nel disporre baluardi e cavalieri, artiglierie e cortine difensive, con una conoscenza dettagliata e precisa dei nuovi ritrovati in termini di architettura militare e di balistica, talora contestato dai militari, ma sempre costantemente godendo della stima della Corona di Spagna. 

Il campo d’azione suo, e successivamente del fratello Battista e dei nipoti Roda e Garavelli, sarà tra i Pirenei, la costa da Valencia fino a Cadice e la costa africana, da Melilla a Goletta di Tunisi, a Mers-el-Kebir ed Orano. Il pericolo turco, che si era mostrato con tutta la sua pregnanza a Malta e a Lepanto, sia pure segnato da due pesanti sconfitte, non finiva di essere reale e vicino; ma costituiva soltanto una parte di quel campo d’azione che la Corona di Spagna, quasi nella prospettiva di un contrastato impero universale, stava ponendo in atto.
In ambito europeo, l’annessione del regno del Portogallo nel 1580 rappresentava quel sogno di riduzione della Penisola Iberica sotto un solo monarca, che diventava pertanto anche il re che regnava su tutto il vasto impero coloniale delle Americhe. Filippo II affidava il compito delicato di compiere discrete ricognizioni nel territorio portoghese a Giovan Battista, il quale riferiva sulle vie migliori per la penetrazione militare, le risorse che a suo parere erano da mettere in campo, i punti di debolezza e di forza del territorio da assoggettare. Ancora una volta, la sua professionalità si dispiegava in quella che forse è stata la sua maggiore virtù, dopo la sua professione di architetto, quella di comprendere con una ricognizione lo stato di un territorio sotto il profilo naturale e geomorfologico, antropico, difensivo e offensivo. Non fu un caso quindi che immediatamente a ridosso della occupazione del Portogallo, si occupasse anche della navigabilità del Tago da Toledo a Lisbona, aprendo una via di transito e di comunicazione celere ed insperata, che fu la prima di una serie di altre imprese almeno progettate, se pur non portate a termine, guadagnandosi l’appellativo ambìto al tempo di “ingeniero hidraulico”, che già era stato dato ad architetti ed artisti del calibro di Leonardo.

L’essere diventato una delle figure centrali delle attività difensive e della sicurezza spagnole lo portava anche a corte, dove godeva di una evidente stima e protezione. Sicché, quando nel 1581, dinanzi all’emergenza che rapidamente maturava nello scacchiere americano (dove sulle coste le minacce dei corsari, inglesi soprattutto, si erano fatte quanto mai concrete), venne messa a punto una spedizione allo Stretto di Magellano per munirlo di due fortificazioni, si pensò ancora una volta al più che cinquantenne Giovan Battista come all’esperto per la situazione. Ma l’architetto, sia perché stava raccogliendo i risultati di una vita professionale bene spesa, sia per fornire un’occasione al fratello più giovane, Battista, rinunciò in favore di questo.

In certo modo, lo spartiacque d’azione, diventava anche uno spartiacque epocale: da una parte, in Europa, l’anziano; dall’altra, in America, il giovane. Battista si imbarcò nella sfortunata spedizione, che nella primavera del 1582 si arenò nei pressi di Santa Catalina, poco distante da Rio de Janeiro, dove furono perduti uomini e materiali essenziali per la spedizione. Ma con questa spedizione Battista poneva fine ad un rapporto in certo modo, fino ad allora, subordinato al fratello per divenire l’architetto militare che più avrebbe operato nell’America coloniale. Una lunga serie di ricognizioni successive, a partire dal 1586, poco dopo l’attacco piratesco comandato da Drake, e di lunghi soggiorni a Cuba, Cumana’, Portobelo, Araya, San Juan de Puerto Rico, Cartagena de Indias, da un lato; e Veracruz, San Juan de Ulua, l’interno del Messico e dell’Honduras, dall’altro, erano l’effetto di una più che venticinquennale presenza in loco, dirigendo lavori, pianificando fortificazioni, disegnando strade e ridefinendo i porti. Lo scacchiere caraibico si ridisegnava, sotto la guida sua, poi di Cristoforo Roda chiamato ad aiutarlo, e presto divenuto autonomo, e quindi del figlio di Battista, Juan Bautista Antonelli. Il contrasto con i pirati inglesi, olandesi e francesi rendeva arduo e sempre urgente il lavoro, in condizioni spesso proibitive, in luoghi infestati dalle malattie, con il calore del Tropico, con le lungaggini della burocrazia, spesso aspettando un soldo inadeguato e sempre tardivo. Si dispiegava tuttavia, grazie a tre generazioni di Antonelli nello scacchiere caraibico, la più bella serie di strutture fortificate di tutta l’America latina, ed una delle più belle al mondo.

L’avventura antonelliana può dirsi per certi versi emblematica di un’epoca, sia per il campo d’azione che per il dispiegamento di inventiva e versatilità, che la cultura italiana del tempo poneva in essere. 
 

 

 

 

 

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